Il peso del calore e dell’utente finale nel building. La differenza tra la Direttiva europea sull’efficienza energetica (2018/2002) e la Legge di attuazione italiana, differenza che Massimiliano Magri, Coordinatore Divisione Calore Smart Metering Group Anie CSI durante il primo dei tre appuntamenti dello SUOM 2020 ha definito Smartness che significa capacità di cogliere le opportunità offerte dal digitale

di Mauro Bozzola

 

Quanto pesa il calore nelle nostre case e nel terziario? È l’importante domanda che pone Massimiliano Magri, intervenuto in occasione del primo appuntamento di SUOM Virtual Edition – organizzato da Energia Media per conto dello Smart Metering Group di Anie CSI – a tema “Post Covid. Cambia il rapporto tra imprese utilities e tecnologie digitali”.

Eurostat, come ricorda lo stesso Magri, ci da dei numeri chiari che vengono confermati anche da un recente studio di Rse che analizza (si veda la slide allegata) l’evoluzione dei consumi finali di energia per settore di utilizzo. Dall’analisi si evince che nonostante i consumi siano stazionari o in diminuzione in tutti i settori, in quello residenziale gli stessi risultino spesso in aumento. E ciò nonostante l’innalzamento del riscaldamento globale. Si tratta di un problema conosciuto anche dal nostro Governo in quanto il Piano Nazionale Energia e Clima (PNIEC) mette comunque in primo piano il tema dei consumi e del risparmio in termini di rapporto tra consumi appunto e fabbisogni.

È dunque evidente che nel settore residenziale, e non solo, quello del riscaldamento risulta essere il problema principale.

Ma quanto pesano il calore e l’utente nella Direttiva EED sull’efficienza energetica (2018/2002) emanata nel 2018 nell’ambito del pacchetto “Energia pulita per tutti gli europei”?

I punti della Direttiva che trattano questi aspetti sono i seguenti:

  • I contatori e i contabilizzatori di calore installati dopo il 25 ottobre 2020 sono leggibili da remoto, da tale data le informazioni di fatturazione o consumo sono fornite almeno ogni 3 mesi
  • Dal 1° gennaio 2022 le informazioni devono essere aggiornate almeno una volta al mese e possono essere aggiornate con la massima frequenza consentita dai dispositivi
  • Informazioni minime in fattura: confronti con il consumo di un utente finale medio o di riferimento appartenente alla stessa categoria di utenza.

La Direttiva specifica anche che gli Stati membri sono liberi di decidere se le tecnologie a lettura mobile (modalità walk-by o drive-by) debbano essere considerate o meno leggibili da remoto. In Italia il decreto legislativo 14 luglio 2020, n. 73 se da un lato ha recepito i tre punti della Direttiva UE dall’altro non ha purtroppo fornito una definizione sul concetto di lettura da remoto.

Aggiornare costantemente la lettura, come ha sottolineato Magri, è fondamentale per ottenere corretti dati di consumo e dunque di fatturazione. “Per diminuire i consumi infatti non possiamo far altro che coinvolgere l’utenza finale. Non è possibile che un utente riceva la bolletta una volta ogni due mesi. La Direttiva ci impone dal 2022 di riceverla con cadenza mensile. E poi vi sono le questioni legate alle informazioni minime inserite nel documento, più legate all’aspetto psicologico e finalizzate a sensibilizzare maggiormente l’utente.

Come gruppo SMG, riteniamo che le tecnologie a lettura mobile (modalità walk-by, in cui un letturista si reca a piedi personalmente per effettuare le letture dei contatori, o drive-by, in cui il letturista si reca con un automezzo in prossimità dei contatori) non debbano essere considerate tecnologie idonee per la lettura da remoto.

Riteniamo invece che soltanto le tecnologie che usino sistemi AMR (Automatic Meter Reading) fissi per la lettura automatica con trasmissione dei dati a distanza attraverso internet (od altro mezzo trasmissivo informatico), possano essere considerate tecnologie applicabili per la lettura da remoto.” Queste letture possiamo definirle “in cloud”.

In realtà occorre porre l’accento sul concetto di “massima frequenza possibile” se veramente si vogliono cogliere le opportunità del digitale. Le tecnologie sono ormai mature e lo stesso vale per la connettività (al di la della tecnologia 5G ancora in fase di completo sviluppo). Nella Direttiva europea EPBD 844/2018 si parla di Smart Readiness indicator, un indicatore in base al quale gli utenti, chiamati dalla Direttiva “occupanti”, devono essere adeguatamente informati… e per esserlo devono avere a disposizione un sistema smart. Lo smart metering è la base per ottenere i dati di consumo in maniera chiara e frequente, per arrivare ad analizzare prima di ogni cosa il nostro comportamento.  Purtroppo anche in questo caso il decreto legislativo n. 48 del 2020 di attuazione della Direttiva europea EPBD 844/2018 non fa riferimento allo Smart Readiness indicatore questo rappresenta davvero un problema in quanto l’Europa insiste con i concetti di ”digitale” e “green” che nel decreto non si riscontrano, ma che sono irrinunciabili per realizzare davvero l’efficienza energetica negli edifici.

Tuttavia in tema di Ecobonus il decreto del 6 agosto 2020 sui requisiti minimi/EE, nell’allegato A dell’articolo 11,  parla di Building automation  facendo riferimento alla EN 15232 che è proprio la base dello Smart Readiness Indicator:Nel caso di sistemi di building automation di cui all’articolo 2, comma l, lettera f), installati nelle unità abitative congiuntamente o indipendentemente dagli interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale, l’asseverazione, o idonea documentazione prodotta dal fornitore degli apparecchi, specifica che la suddetta tecnologia afferisce almeno alla classe B della norma EN 15232 …”. È chiaro che in questo contesto lo smart meter è considerato in tutte le sue coniugazioni (acqua, calore, gas elettricità) e sicuramente quella afferente al calore è una di quelle più importanti come è chiaro che lo smart metering a tutti i livelli (a livello governativo, a livello di ricerca, a livello di utenza finale) sia fondamentale.

“Pensando infine all’emergenza Covid, allo smart working, come si fa a fare ancora ricorso a strumenti meccanici che non comunicano con nulla. Non solo la telelettura però, anche la telegestione e’ fondamentale. In piena emergenza bisognava cambiare i regimi di funzionamento dell’aeraulico degli ospedali e con un po’ di telegestione (e l’impianto sufficientemente predisposto) si sarebbero contenuti i problemi, problemi legati proprio al trattamento dell’aria negli ospedali e in particolare nelle terapie intensive. Bisognava cambiare i rapporti di pressione. Si poteva fare tutto da remoto se la progettazione fosse stata ad alto Smart Readiness indicator, se avessimo veramente colto il digitale probabilmente non avremmo avuto tutti questi problemi. Ora è veramente l’occasione di coglierlo, usiamo un po’ più di smartness, lo smart metering  è solo il primo passo ma irrinunciabile.