Smart metering come risposta efficace alle situazioni di criticità

Anche l’attuale emergenza mette in luce gli aspetti positivi dell’innovazione tecnologica che offre strumenti in grado di garantire efficienza e qualità dei servizi. Ce ne parla Osvaldo Paleari, Sales General Manager di Sensus Italia

di Mauro Bozzola

 

Oggi comprendiamo che innovazione tecnologica e digitalizzazione, con riferimento agli smart meter, potrebbero davvero aprire un dialogo con i cittadini. In un certo senso è possibile affermare che avete avuto la giusta visione in merito al dotarsi di strumenti moderni, smart meter tecnologicamente avanzati che oltre a garantire una fatturazione corretta ed etica favoriscono il dialogo con gli utenti finali?

Ovviamente è così. Si potrebbe quasi affermare che abbiamo anticipato un’emergenza, anche se in realtà l’emergenza si inserisce in un contesto di cambiamenti in atto. Tutto nasce 7-8 anni fa, quando l’azienda ha commissionato a un’agenzia specializzata un’indagine basata sull’intervista a circa 200 utility a livello mondiale per cercare di comprendere trend, aspettative e mezzi per risolvere alcune emergenze legate alla gestione della risorsa e ad altri aspetti di criticità. Già a suo tempo, dunque, era emerso come le utility vedessero in lontananza gli effetti positivi della digitalizzazione, strumento indispensabile per avere sempre più dati a disposizione, nel modo più semplice e immediato possibile. L’indagine aveva in parte anticipato anche questa situazione e si parlava della necessità di implementare le attività legate alla gestione delle risorse e al servizio. L’emergenza attuale non fa che sottolineare gli aspetti positivi dell’innovazione tecnologica legata agli strumenti che favoriscono efficienza e qualità del servizio e così scopriamo che lo smart metering dà una risposta chiara all’odierna necessità. Viviamo in un mondo globale, anche dal punto di vista delle criticità e questa purtroppo non è che una delle tante emergenze immaginabili.

 

Dal tuo punto di vista, pensi che questo momento critico possa accelerare i processi virtuosi per le utility in termini decisionali per quanto riguarda la propria strumentazione di misurazione nel settore idrico, o, dopo l’onda emotiva, si tornerà nuovamente a fare i conti con discorsi legati a logiche di risparmio? Vi sarà secondo te un nuovo modo di concepire il rapporto cost/benefici?

Me lo auguro, anche se al momento intravedo ancora luci e ombre in tal senso: da una parte si coglie il vantaggio che nuovi strumenti di misura più evoluti potrebbero portare, dall’altro si tende ancora ad enfatizzare in negativo quegli aspetti economici che fino ad oggi hanno caratterizzato il mercato italiano. Spesso inoltre ci si concentra principalmente sull’aspetto della comunicazione, tralasciando quello che invece rappresenta la principale funzione di un misuratore, ovvero la corretta misurazione. Le caratteristiche di un misuratore tradizionale non consentono la stessa accuratezza nella misura e, di conseguenza, nemmeno la stessa precisione in termini di fatturazione e di trasparenza nei confronti del cliente finale. C’è ancora molto da fare da questo punto di vista e occorre tenere bene presente quali siano le effettive capacità degli apparecchi in termini di produzione dei dati, anche in relazione alla capacità della rete. Si tende infatti a sovraccaricare la rete con una mole di dati dalla qualità discutibile, sottovalutando le limitazioni dovute alla larghezza di banda e alla resa complessiva del servizio per l’uso collettivo delle frequenze, allontanandosi peraltro dai modelli ed orientamenti suggeriti a suo tempo dall’Autorità

 

Nel progetto avviato recentemente con la città di Catania, abbiamo riscontrato gli enormi bisogni che quelle aree avvertono e il problema della siccità nei mesi estivi sarà avvertito in maniera ancora più pesante. Pensi che anche in questo caso, una volta finita l’emergenza, si proseguirà sulla strada dell’innovazione?

Quelli della Sicilia, e in generale del Mezzogiorno, sono territori che si trovano a gestire da tempo queste criticità, in un contesto economico sicuramente non facile. Le utility del territorio hanno necessità diverse e, con risorse contenute, hanno saputo individuare prima di altri i vantaggi legati allo sviluppo di nuove tecnologie e mi auguro che questa nuova emergenza e un’eventuale futura nuova ondata di incentivi economici possa aiutarle a proseguire in questa direzione. Idee e progetti sicuramente non mancano ma sono necessari fondi per poterli realizzare. Quello siciliano è un territorio importante a livello nazionale, in grado di favorire una ripartenza sulla spinta di nuovi progetti; progetti che potranno avere una ricaduta positiva sull’economia locale e non.

 

In questi giorni stiamo ritornando a comprendere quanto siano importanti la rete e un’adeguata digitalizzazione e quanto i divari tra un’area e un’altra del Paese rappresentino un ostacolo al loro sviluppo. Ricordiamo che durante l’ultima edizione dello SUOM una delle osservazioni che è stata fatta riguarda l’impossibilità, da parte di altre realtà, di affrontare il tema dell’acqua nello stesso modo in cui lo affronta Milano, considerando l’infrastruttura del territorio milanese al momento non replicabile in nessuna altra area del Paese

Abbiamo sempre detto che ogni utility rappresenta una realtà diversa, con esigenze e problemi differenti. Milano ha fatto moltissimo a livello di infrastruttura idrica anche se va detto che la sua gestione si declina su un’area ben definita e delimitata, se vogliamo un territorio ridotto in rapporto a quello che hanno da gestire altre utility. Avviare un’operazione di smartizzazione all’interno di una città con tali caratteristiche dimensionali (e una mentalità che da sempre sa anticipare i tempi) è chiaramente più semplice e vantaggioso. Senz’altro bisognerebbe pensare di esportare il modello Milano anche in altre città ma tenendo in considerazione che molte utility gestiscono territori vasti, che vanno al di là del confine urbano.

 

Avete ottenuto qualche reazione positiva da parte del mercato rispetto alle novità tecnologiche da voi proposte o è ancora presto per fare una valutazione?

Una risposta fortunatamente l’abbiamo avuta. Grazie allo sviluppo tecnologico delle tecnologie abbiamo riscontrato un cambiamento di marcia significativo, con un mercato che si dimostra ora più recettivo, in grado già in fase di gara di concepire un prodotto innovativo di tipo statico e non più meccanico; mi auguro che si proceda in questa direzione evitando così i rischi connessi alle gare con offerte al ribasso i cui effetti nefasti tanto negativamente hanno inciso in passato.

Negli ultimi 3 anni abbiamo ottenuto risultati significativi, l’installato dei contatori statici è aumentato, abbiamo vinto gare importanti con grossi esecutori. Il parco installato conta ad oggi oltre 250mila contatori statici e questo è un dato decisamente rilevante, con un trend che dovrebbe essere in ascesa.

Siamo partiti dai contatori residenziali, di piccolo calibro, con la consapevolezza che in Italia esiste un mercato molto interessante anche per quanto riguarda i contatori di grandi dimensioni, anzi va detto che non esiste un altro paese al mondo con un numero così elevato di contatori di grande calibro. E qui è doveroso agganciarci a un altro importante argomento, quello legato alla difficoltà nella misurazione che connota i contatori di grosso calibro, non essendo questi ultimi dotati di una sensibilità adeguata per effettuare le misurazioni quando il flusso d’acqua è molto basso, si pensi ai grandi condomini metropolitani in cui, generalmente, vi è un solo grande contatore che collega 150-200 famiglie. È chiaro che non è semplice per strumenti meccanici di grande calibro misurare esattamente la quantità d’acqua che esce da ogni singolo rubinetto ma la tecnologia statica ora disponibile offre anche per questa tipologia di contatori gli stessi vantaggi metrologici dei contatori di piccolo calibro. Un discorso che si aggancia a quest’ultimo e che stiamo seguendo con particolare attenzione è quello del contatore di famiglia, al fine di favorire lo sviluppo di una maggior sensibilizzazione sul tema dei consumi. Si è finalmente compresa l’importanza di avere un contatore per ogni singola abitazione, che permetta alle famiglie di toccare con mano i propri consumi. Questo ci dovrebbe riallineare, in futuro, a quello che è attualmente lo scenario europeo.

 

Infatti nei piani dell’Authority, nell’ambito del miglioramento dell’efficienza e della qualità del servizio, c’è proprio questo aspetto che, potrebbe far paura ad alcuni dei produttori di meter, in quanto si potrebbero verificare dei picchi tali da mettere in difficoltà i player a livello di produzione

Si tratta di un timore già manifestatosi a livello generale nei produttori non appena intuita la possibilità di un aumento della richiesta dopo l’annuncio del DM 93 da parte del MISE. Va detto che da un punto di vista della capacità industriale, abbiamo una produzione molto diversificata quindi flessibile per quanto riguarda la capacità produttiva globale; quello che al momento manca e di cui c’è estremo bisogno è la programmazione: le aziende italiane e i distributori dovrebbero fare in tal senso uno sforzo maggiore; se noi guardiamo ai progetti internazionali legati all’acquisto dei contatori constatiamo una programmazione molto diversa: i progetti nascono un anno prima per poi essere sviluppati e in qualche modo concordati con il fornitore. Nel nostro Paese ancora oggi si fa fatica ad avere un piano consegne adeguato, uno schema di quelli che possono essere i i volumi modulati nel periodo contrattuale e questo, in una logica industriale, sicuramente non aiuta.

 

Da questo punto di vista sembra che sia positivo l’intervento dell’Authority finalizzato ad acquisire una visione di insieme che vada a tutela sia dei cittadini che dei gestori che a volte affrontano problemi di morosità o che comunque hanno bisogno di mantenere un equilibrio economico-finanziario. Mi pare di capire che si vada nella direzione della digitalizzazione vista come maggior punto di equilibrio tra tutela del cittadino e delle imprese, questo non mi sembra un processo da cui si possa tornare indietro. Cosa ne pensi?

Parto da un caso che stiamo affrontando direttamente e che riguarda la realizzazione di nuove piattaforme e nuovi software in grado di gestire un numero sempre maggiore di informazioni, siamo alla ricerca di aziende di grosso taglio con cui collaborare per l’avvio di progetti-pilota. Quello che stiamo riscontrando è che, fondamentalmente, le aziende non hanno dati da immettere in tali piattaforme. Sembra paradossale, di fronte al proliferare delle IT company, ma il problema è proprio legato alla scarsa predisposizione delle utility a trattare questa mole di dati. Abbiamo dunque rilevanti problemi a reperire aziende disposte a collaborare, o che abbiano la possibilità farlo, per il miglior sviluppo delle tecnologie future. In definitiva lo smart meter viene recepito come un bel prodotto, che può sostituire il contatore, ma forse senza comprenderne fino in fondo la sua vera utilità.