Intervista a Marcello Bondesan, Director of Energy Asset Development ‎InRete Distribuzione Energia HERA Group

Di Emanuele Martinelli e Martina Ginasi

 

Il processo di digitalizzazione delle utility parte da un nuovo approccio, una cultura che si sta formando tra il personale di ogni livello, spinto dall’innovazione tecnologica che non si ferma e su cui le aziende di pubblica utilità investono con sempre maggior convinzione.

È vero che si tratta di un fenomeno trasversale ma si attua all’interno di contesti che presentano peculiarità diverse: rispetto all’idrico, il settore energy per certi aspetti ha fatto da trendsetter, avendo dovuto affrontare la digitalizzazione con qualche anno di anticipo, spinti dalle complessità relative alla integrazione delle energie rinnovabili e dalla evoluzione del settore metering favorita dai meccanismi regolatori. In ogni caso, anche all’interno del settore Energy ci sono state problematiche differenti legate ad un maggior gap culturale nel settore gas rispetto all’elettrico. In particolare nella distribuzione gas, settore storicamente caratterizzato da tecnologie molto consolidate, quest’ultimo decennio ha portato tematiche del tutto nuove e altre ormai si affacciano stanti le sfide sulla transizione energetica e una nuova e importante attenzione alle emissioni fuggitive di metano.

La digitalizzazione però consente di introdurre una nuova attenzione verso il territorio, che a tutti gli effetti è il “cantiere” delle utilities: un processo d’innovazione dunque formato da due componenti macro: la diffusione di una sensoristica evoluta e pervasiva; e la necessità di implementare infrastrutture di comunicazione su larga scala. Il risultato è quello di ricevere in tempo reale informazioni sullo stato delle infrastrutture e consentire agli operatori sul campo di godere della capacità di calcolo e di tutti i dataset informativi dei sistemi centrali, con indubbi benefici operativi.

 

Tra Utility e PA si sta creando un gap di competenze sempre più elevato. Cosa ne pensa?

Si tratta di due piani diversi: alla struttura pubblica è però demandato il ruolo cruciale di pianificatore, questa è la sua funzione primaria.

Sui servizi, il gap c’è e viene alimentato dal continuo stimolo a dover valutare opportunità tecnologiche che ci aiutino a raggiungere diretti obiettivi prefissati dal regolatore che esprime una logica di tipo “pull” nei confronti del settore. Obiettivi che il settore pubblico non ha nell’immediato poiché risponde ad una domanda che probabilmente impiega più tempo per definirsi.

Tuttavia vedo nelle amministrazioni pubbliche un desiderio di trasformazione sempre più interessante, con piani sempre più orientati verso Smart City e Smart Land su cui noi siamo molto impegnati nel trovare soluzioni che possano concretizzare questi indirizzi.

 

Sul tema Smart Meter avete portato avanti un progetto importante, vogliamo fare il punto della situazione in merito?

Quando parliamo di Smart Meter è come se traducessimo in fatti il discorso teorico che spesso si fa sulla digitalizzazione. L’esperienza che abbiamo affrontato sul metering ben descrive la volontà di portare all’estremo e sfruttare il più possibile una transizione che ci veniva suggerita dal regolatore, affrontandola come una opportunità anziché la mera ottemperanza ad un obbligo.

La piattaforma proposta dalle normative creava un substrato digitale importante, si è quindi deciso di sfruttarlo per apportare ulteriore valore a costi marginali in contesti specifici. Abbiamo pensato ad una innovazione orientata a portare benefici concreti soprattutto nei confronti della sicurezza e orientata a rispondere con concretezza anche a problemi ambientali: quando un misuratore segnala una perdita fa emergere un fattore di rischio in termini di sicurezza, economico e ambientale. Siamo una delle maggiori società di servizi pubblici, come potremo fare questo mestiere senza pensare in primis ai cittadini e alle imprese che serviamo?

La nostra esperienza, che riteniamo solamente agli inizi, non si fermerà qui e crediamo che questo sia da stimolo per tutto il sistema, a maggior ragione per gli associati Anie.

 

Che ci sia asimmetria tra elettrico, gas, acqua e calore sta diventando un fatto antistorico; cosa ne pensa?

Condivido pienamente! L’acqua è un bene prezioso quindi merita investimenti che le permettano di sfruttare le nuove tecnologie, che per altro sono ora disponibili con investimenti contenuti. È chiaro che il regolatore negli ambiti gas ed elettrico ha dato ottimi stimoli per spingere il settore ad operare in questo senso. Nell’idrico questo ancora non è avvenuto con la stessa intensità ma non è necessaria, a mio pare, un’imposizione: può anche essere il mercato ad abbracciare una soluzione vincente.

 

Forse oggi sembra utopia, ma è il cittadino che dovrebbe pretendere l’installazione di Smart Meter con interfaccia multiservizi, sulla scia di quello che accade in diversi Paesi europei.

Ogni assetto nei diversi Paesi ha i suoi pro e contro. Il sistema inglese è probabilmente più adatto al loro percorso regolatorio, ma credo anche che in Italia i vantaggi che sono stati acquisiti nel Regno Unito grazie a una maggior liberalizzazione dei mercati potrebbero essere raggiunti e colmati con un lavoro programmato e meticoloso. Ma come sempre serve una visione di lungo respiro e una strategia Paese; che forse nel nostro caso potrà finalmente trovare spessore e attuazione attraverso il Recovery Fund.

 

Quando si parla di contatori in Italia torna saltuariamente d’attualità il tema delle Meter Company.

È un sistema affascinante e per certi aspetti anche efficace, che almeno nell’immediato garantirebbe uniformità e buone performance, anche se non so quanto premierebbe l’innovazione. Mi chiedo quanto una Meter Company potrebbe esser più stimolata rispetto a un distributore nell’implementazione di processi d’innovazione, soprattutto da parte dei gestori di servizi che hanno una visione olistica e non parziale delle proprie reti e delle esigenze dei cittadini e del tessuto produttivo territoriale.

 

Digitalizzazione spinta e sicurezza informatica; avete sviluppato competenze interne in materia?

Certamente. I protocolli con cui sono stati disegnati sia l’ambito dell’elettrico che quello del gas sono a mio parere sicuri; nonostante questo si tratta di un processo in continua evoluzione e la formazione da questo punto di vista non può che essere continuativa. È importante accrescere le competenze in termini di protezione ma pure curare l’aspetto comportamentale delle persone.

Tutto quello che si comanda da remoto crea grandi opportunità gestionali ma introduce pure potenziali vulnerabilità che devono essere attentamente presidiate e su cui le barriere vanno costantemente rafforzate per far fronte al progressivo aumento delle capacità intrusive.

 

Piattaforme di monitoraggio e interoperabilità dei dati fanno riferimento a strumenti che dovrebbero dare la possibilità alla Pubblica Amministrazione di governare i processi con nuovi criteri. Su questi punto il vostro operato è fondamentale.

Certo, anche perché i dati sono funzionali al welfare, allo smart working e ai processi di resilienza che si sono attivati, a tratti anche spontaneamente, in un momento storico così delicato. Nella nostra Azienda durante la pandemia alcuni reparti hanno lavorato completamente da remoto senza alcun rallentamento dell’attività; questo perché eravamo già pronti dal punto di vista degli strumenti e della mentalità.

Una cultura che cerchiamo di travasare anche ai nostri comuni di riferimento, così come a grandi e piccole imprese con cui collaboriamo attivamente sui diversi territori in cui siamo presenti. Reti umane e reti tecnologiche devono sempre più intrecciarsi per creare innovazione anche nei processi di dialogo.

 

C’è un progetto a cui il suo team di lavoro tiene particolarmente?

In questo momento ci stiamo dedicando alla decarbonizzazione sotto ogni aspetto, con ricerca e sviluppo nell’ambito della carbon capture, del metano di sintesi, della riduzione delle emissioni fuggitive di metano, della digitalizzazione intesa come estensione di best practice anche sull’idrico e alla sensoristica di campo. E poi c’è un impegno reale su economia circolare, biogas e idrogeno; abbiamo stretto accordi con grandi società del settore su specifici progetti finalizzati all’introduzione dell’idrogeno nelle reti come elemento utile anche a decarbonizzare, fermo restando il ruolo del gas nella transizione energetica.

 

Avete competenze sempre più contaminate; crede sia un valore aggiunto?

Qualche anno fa determinate competenze erano solo all’interno di società informatiche mentre ora sono diventate patrimonio interno delle utility essendo funzionali alle attività operative quotidiane. Stanno nascendo nuove professionalità che aprono nuovi ruoli all’interno delle aziende, che è necessario sviluppare e aggiornare attraverso una formazione continua.

 

Chiudiamo questo colloquio tornando al cittadino, all’utente/cliente, oggi sempre più in contatto con le società di vendita e meno dei gestori del servizio. È così?

Le esigenze dell’utenza stavano già mutando prima dei recenti eventi. La pandemia ha portato ulteriore impulso a questo cambiamento. Ad esempio, si tratta di garantire esigenze informative più puntuali e vicine al “tempo reale” piuttosto che garantire prestazioni anche in fasce orarie diverse dalle usuali.

Le risposte sono sia tecnologiche che organizzative e possono riguardare sia prestazioni specifiche del settore distribuzione che del settore vendita. Anche in questo caso è opportuno un framework regolatorio che si sviluppi in tempi coerenti con le esigenze dei clienti.