Nuovi processi per l’idrico. Intervista a Raffaele Di Stefano, Task force acqua Anie

L’urgenza di innovare i processi nel settore idrico

Investire sulla risorsa idrica mantenendo un dialogo continuo volto a diffondere la conoscenza delle soluzioni e delle tecnologie più innovative per l’efficientamento del sistema. Raffaele Di Stefano, coordinatore della task force acqua in Anie ci racconta di un settore in profonda trasformazione

 di Martina Ginasi – Energia Media

 

Stiamo lavorando sui concetti che riguardano il rapporto tra il momento che stiamo vivendo e il tema dell’innovazione e stiamo cercando di capire insieme alle utility e alle società tecnologiche quanto questo rapporto diventi fondamentale. Un discorso che poi si potrebbe declinare, nello specifico, al ruolo dell’acqua

L’innovazione è un’attitudine umana: l’idea di riuscire a svolgere in maniera sempre più efficiente ed efficace processi e attività è insito nella natura umana, conseguentemente l’innovazione è un processo connaturato alla nostra visione del mondo. Ultimamente uno spazio sempre maggiore è rivestito dall’innovazione tecnologica, che riesce ad accelerare in via esponenziale tutta una serie di processi produttivi con capacità di efficientamento del sistema strabilianti. Nell’ambito idrico (uno dei più vetusti) tutto questo è particolarmente urgente e necessario; da sempre il bene acqua è stato oggetto di interventi sia industriali che politico-amministrativi, si pensi che già antichi romani avevano a che fare con qualcosa di molto simile alle nostre attuali bollette.

Per lungo tempo questo mondo non si è dovuto confrontare né col tema della qualità del servizio erogato, né con il tema del risparmio idrico e dell’efficienza; ultimamente, dietro pressione, da una parte dei cambiamenti climatici e dall’altra delle normative europee e nazionali, è stato necessario rimodellare il servizio. Questo processo ha avuto un’attenzione particolare da quando l’ARERA ha incominciato a occuparsi della regolazione: quest’ultima ha come punto centrale la tariffazione, pensiamo alle risorse ricavabili dal servizio idrico integrato, al pagamento delle bollette e a tutto il sistema finanziario che sta alla base. Oltre a ciò va anche registrata, specie negli ultimi due anni, una riorganizzazione del sistema industriale dedicato non solo alla redazione di una tariffazione equa rispetto ai servizi erogati ma anche alle modalità di gestione e al valore del servizio (perdite di rete, capacità di fornitura, ecc.). Si è quindi aperto un ulteriore fronte, che è quello relativo alla misurazione, che deve essere più puntuale e precisa possibile. Da questo punto di vista uno dei più grandi problemi dei giorni nostri è rappresentato dalla massiccia presenza di agglomerati urbani che rendono oggettivamente difficile misurare i consumi individuali, in quanto i grandi condomini hanno in genere un unico punto di raccolta, che non tiene conto dei singoli punti e di conseguenza dei singoli consumi. Un grande sforzo in questo senso è in corso, come si può riscontrare dalle ultime delibere dell’Autorità. A questo si possono poi agganciare sia le politiche sociali, nella forma di bonus idrici, sia le politiche repressive della morosità, sia le politiche generali di risparmio idrico: il tutto sempre rispettando i principi generali, presenti in tutte le delibere, che richiamano a un consumo responsabile e a una riduzione degli sprechi.

 

Il tema della sensibilità passa anche da alcune manifestazioni come la Giornata mondiale dell’acqua di alcuni giorni fa, se pur quest’anno per ovvie ragioni passata in secondo piano. La comunicazione è sempre più importante, ma l’impressione è che siamo ancora lontani dall’idea di un sistema virtuoso che punti alla conservazione del bene quantomai necessaria, in questi giorni in particolar modo

Io penso che, al di la ovviamente alla particolare situazione che stiamo vivendo quest’anno, la Giornata dell’Acqua non sia stata celebrata in quanto il tema del risparmio e della salvaguardia idrica è ormai assorbito da quello più generale dei cambiamenti climatici. L’interesse per l’acqua è diventato uno dei tanti aspetti di quelli che sono i cambiamenti climatici da contrastare: vedo questa circostanza con una certa preoccupazione in quanto le questioni climatiche riescono a muovere interessi economici e finanziari molto importanti e non sempre leali con gli obiettivi dichiarati, basti pensare che intorno al climate change e alle iniziative intraprese esistono poi tutta una serie di interventi economici importantissimi, in grado di muovere miliardi, insieme alle borse mondiali e a i fondi di investimento. Questo sta portando a una riorganizzazione industriale. Inoltre sul tema ci sono già delle Direttive europee, basti pensare a quelle sull’economia circolare. In questa logica, purtroppo, il tema dell’acqua resta un po’ marginale, nel senso che non essendo un bene economicamente contendibile non rappresenta di conseguenza un elemento di primario interesse; si pensi poi alle direttive europee in materia di inquinamento dell’aria e dell’ambiente in generale contrapposte alla pressoché assenza di linee guide sull’inquinamento delle falde. L’attenzione dei media e degli organi competenti sul climate change in generale sta un po’ penalizzando le dinamiche proprie del settore idrico, che invece avrebbe bisogno di un’attenzione specifica, cosicché oggi, quando parliamo di acqua, sembra che il dilemma sia esclusivamente quello della proprietà della risorsa, pubblica o privata, ma questo di fatto è un falso problema che da una parte distrae l’attenzione dal fatto che l’acqua, per sua natura e in quanto risorsa è e sarà sempre pubblica; ciò che non viene trattato con la dovuta attenzione è il servizio, l’oggetto del contendere in tema di privatizzazione, che va dal mantenimento in stato di integrità della fonte alla captazione, al sistema di distribuzione, al sistema di raccolta, per finire con i sistemi di depurazione e di distribuzione. Il tema vero è quindi svolgere al meglio queste importanti operazioni, non tanto la natura giuridica, pubblica o privata, della società che le prende in carico. Cambiare copiosamente gli schemi di intervento diventa una giustificazione per coloro che non hanno amministrato bene (enti pubblici, società, ecc.). Oggi qualcosa si sta facendo, non ne vediamo ancora del tutto gli effetti ma attendiamo con fiducia nella speranza che tutti gli sforzi vengano indirizzati verso l’efficienza di questo modello.

 

Tu rivesti un importante ruolo di coordinatore della task force acqua in Anie, che rappresenta una filiera industriale virtuosa fatta di soggetti che portano innovazione con esperienze internazionali di prim’ordine. Puoi parlarci di un tema importante di cui vi state occupando in prospettiva medio-lungo termine?

Diverse e rilevanti sono le questioni sul tavolo: la prima è rappresentata dal fatto che un gruppo industriale importante, che opera in diversi ambiti, abbia dedicato un gruppo di lavoro ad hoc sul tema acqua: questo è un segnale molto incoraggiante e positivo, in quanto stiamo parlando di soggetti che producono i componenti e le soluzioni tecnologiche per far funzionare al meglio il servizio. La prima azione che il gruppo ha intrapreso è stata quella di far conoscere ad ARERA l’esistenza – all’interno del tavolo degli interlocutori istituzionali, a fianco delle società di gestione che organizzano il servizio e agli enti locali che lo affidano e ne controllano l’andamento – della componente industriale e delle soluzioni tecnologiche che quest’ultima può portare sul tavolo, perché queste soluzioni non sono indipendenti dal servizio, ma possono cambiare le modalità di gestione della società e quindi possono avere un grande impatto sulla tariffazione. Stiamo quindi cercando di stimolare un dialogo continuo per far conoscere le soluzioni più innovative, le quali sono in grado di incidere sui costi del servizio e delle tariffe, al fine di migliorare l’efficienza del sistema.

Abbiamo inoltre cercato di porre l’accento sul valore della tecnologia, di come essa sia capace di trasformare i modelli gestionali e le possibilità che vengono offerte per la gestione della risorsa idrica anche a settori più vasti: abbiamo partecipato al lavoro promosso dal FAI sul Patto dell’Acqua, dove abbiamo trovato un’assemblea più ampia di quella che troviamo normalmente in ARERA, che per sua natura riguarda solo il Servizio idrico integrato, ovvero l’uso civile: qui invece ci stiamo confrontano sull’utilizzo della risorsa anche in altri settori importanti, quali quello industriale e quello agricolo, peraltro i massimi consumatori della risorsa idrica.

 

Come Energia Media, siamo impegnati in un progetto che stiamo portando avanti sui territori, non solo all’interno delle grandi città. Noi puntiamo molto su una visione d’insieme che i territori devono avere per attrarre investimenti e per dare un futuro ai propri cittadini contro il rischio di spopolamento. In questo senso, ritieni che l’acqua e la sua conservazione possa essere un driver di sviluppo, in termini di visione e di sensibilità, per i territori stessi?

Questo è un concetto vicino, attuale e concreto. Abbiamo già fatto qualche riflessione a riguardo. La città ha bisogno logisticamente del territorio che la circonda, perché da lì attinge le risorse: questo vale per l’acqua, ma anche per i rifiuti, per l’energia, pensiamo che è il territorio che fornisce l’acqua alla città e non viceversa. Ma l’acqua del territorio arriva dalla sorgente, dal pozzo di prelevamento, ma nella stragrande maggioranza dei casi anche dai corsi superficiali, penso in particolare ai laghi. Quindi è ovvio come tutto il territorio concorra anche alla sopravvivenza della città. Investire sul sistema idrico e, in generale, sulla tutela delle fonti, quindi sull’acqua a tutto tondo, fa sì che le politiche dell’acqua assumano un ruolo sempre maggiore nello scenario nazionale.